La città
«Bruxelles tornò a essere Bruxelles, la città dove viveva.»
«La casa non chiedeva niente. Il mondo chiedeva tutto.»
Un funzionario europeo entra quasi per caso in un museo. Davanti a un’immagine, qualcosa si sposta. Prima nei sogni, poi nella città, infine nel confine stesso tra ciò che è reale e ciò che non dovrebbe esserlo.
«Bruxelles tornò a essere Bruxelles, la città dove viveva.»
«La casa era lì, calda e illuminata e paziente.»
«Il quadro era sulla parete di fondo, da solo.»
«Le cose che prima erano separate adesso si toccavano.»

Hugo Maes conduce a Bruxelles una vita ordinata e prevedibile. Un pomeriggio di pioggia entra quasi per caso nel Musée Magritte e si ferma davanti a un quadro. Da quel momento, una casa, un lampione e un cielo impossibile cominciano a seguirlo oltre la tela.
Ciò che all’inizio appartiene soltanto all’immagine entra nei sogni, invade la quotidianità e rende sempre più incerto il confine tra ciò che Hugo guarda e ciò che vive.
Scopri il romanzo«Quella luce che non era giorno e non era notte. Quella luce che stava in mezzo.»L’impero delle luci